PET THERAPY IN CLASSE

Bambini ”difficili” e pet Therapy a scuola

di Adriana Furci

 
 

J. è un bambino di nove anni, frequenta la quarta elementare, è molto intelligente e ben voluto dagli insegnanti e dai suoi compagni. Ultimamente però è diventato più svogliato, più aggressivo e rifiuta di comunicare con i compagni. Il suo rendimento scolastico è insufficiente, tanto da richiamare l’attenzione della psicologa della scuola, anche perché alcune maestre si lamentano di questo bambino “problema”.

La psicologa è riuscita a mettersi in contatto con i genitori e, dopo aver discusso la causa del malessere del bambino (gelosia per la nascita di una sorellina), decidono insieme di inserirlo nel progetto di Pet Therapy che da due anni si sta sperimentando nella scuola frequentata da J..

Il bambino viene informato di questa nuova situazione e sembra ben disposto a provarla. Così, una volta alla settimana viene prelevato da un’educatrice e portato in una piccola palestra della scuola, dove si svolgono le attività di Pet Therapy.

Qui J. incontra altri bambini, alcuni dei quali presentano disabilità motorie (sono sulla sedia a rotelle), altri deficit intellettivi (bambini down). Nella palestra sono presenti anche alcuni adulti che pilotano le attività e ci sono dei cani, dei conigli e dei canarini. Inoltre, c’è un grande acquario con tanti pesciolini.

J., vedendo tanti animaletti nello stesso luogo, si entusiasma. Comincia a correre di qua e di là avvicinandosi a tutte le bestiole. Il bambino viene avvicinato da un medico veterinario che gli spiega di che animali si tratta e di come vanno trattati. Il primo impatto è stato molto positivo.

Continua su :

http://www.psicopedagogika.it/view.asp?id=550

PET THERAPY IN CLASSEultima modifica: 2012-06-12T11:38:38+02:00da trudy53
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento