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Sul concetto di obbligatorietà

a cura di Cristina G.

 

Peraltro, occorre sottolinearlo, se io critico non lo faccio mai per distruggere, bensì per migliorare, e lo faccio, come mi sembra di aver fatto anche stavolta, in modo corretto e rispettoso. Aggiungo che la mia critica evidenziante l’imperare assoluto dell’obbligatorietà nel 99,9 per cento delle attività e vicende riguarda l’intero sistema psicosociale (estendendosi a ciò che notoriamente accade negli ospedali e nelle comunità) e non è quindi precisamente e soltanto nei confronti della residenzialità leggera, che peraltro io ritengo sia un buon progetto nell’insieme, e che ritengo condotto in modo impeccabile da persone tutte estremamente corrette e gentili, e che hanno la mia stima (e non lo dico per adulazione, perché come si vede non sono il tipo). Ragione per cui, della residenzialità leggera continuo a far parte attiva, giacché, pur non credendo nella psichiatria e nella psicologia, credo tuttavia nelle persone e nella loro azione umana, che è a mio avviso molto positiva per lo slancio sincero che percepisco nell’azione di queste persone, che di fatto trovo utile e –ripeto- molto positiva per me (non credo nella psichiatria e nella psicologia ma credo in te operatore, in te responsabile di progetto, in quanto tu umanamente mi comunichi positività, e io ti stimo per questo, e ciò mi fa bene, fa bene alla mia vita). Sul fatto dell’obbligatorietà invece, mi è stato ripetuto due volte, ieri ed oggi dagli operatori, letteralmente “noi non obblighiamo nessuno, noi non costringiamo nessuno, noi semplicemente siamo felici se uno è presente” e detto in specifico sul pranzo di Natale è vero, tant’è che visto che io non mangio a mezzogiorno, mi è consentito di partecipare alla festa del pomeriggio e non al pranzo, cosa di cui io ringrazio. Su tutte le altre attività ecc. però mi sembra sia ovvio a tutti che invece l’obbligo ci sia eccome, (a meno che uno non attui sofismi mistificando la realtà) e dunque non si può dire “noi non costringiamo nessuno, noi non obblighiamo nessuno” rispetto al 99,9 per cento delle attività, perché di fatto l’obbligo c’è. Io non lo discuto, lo rispetto, lo capisco, ma continuerò sempre a non condividerlo e a criticarlo, e spero sinceramente che non mi capiti tutti i giorni di sentirmi dire “noi non obblighiamo nessuno, noi non costringiamo nessuno”

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TRATTO DA http://avventurasociourbana.ultima modifica: 2013-04-27T19:13:07+02:00da trudy53
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