Se l’Italia non riconosce la kafala, i bambini non sono tutti uguali

 

 

 

 

Da quando Cécile Kyenge è diventata ministro dell’Integrazione, non si fa altro che parlare di “Nuovi italiani”, la nuova faccia dell’Italia multietnica e multiculturale, un mosaico di volti nuovi, dalla pelle color ebano, dai veli in testa, o dagli occhi a mandorla. Nella maggior parte dei casi, si parla di figli di immigrati o di figli di coppie miste, dimenticandosi spesso di un’altra importante “categoria” anch’essa parte dei nuovi italiani: i figli adottivi. Tante coppie italiane, alcune per motivi di sterilità, altre per una scelta di vita a prescindere, realizzano il proprio sogno di famiglia grazie all’adozione internazionale che salva tanti bambini abbandonati del mondo dalla solitudine e dai freddi istituti a cui sarebbero, altrimenti, destinati…..

 

 

 

Ma non è tutt’oro quel che luccica. Fra i bambini adottati, ve ne sono alcuni che ancora non vengono riconosciuti come figli al 100% e sono addirittura esclusi dall’asse ereditario. Ma di loro nessuno parla.

Sono i cosiddetti “kafalini”, i bambini musulmani adottati dai Paesi a maggioranza islamica tramite l’istituto giuridico della Kafala, un affido sine die, che in Italia non è riconosciuto, mentre nel resto dell’Europa sì. Avete capito bene: tutti gli Stati europei riconoscono la Kafala, tranne il nostro. E questo ritardo, questo mancato riconoscimento, fa sì che ancora una volta ci siano figli di serie A e di serie B.

La battaglia per l’uguaglianza e la parificazione dei figli è solo all’inizio: Ai.Bi. ha lanciato un appello alla ministra Kyenge proprio per questo

 

http://lacittanuova.milano.corriere.it/2013/08/02/se-litalia-non-riconosce-la-kafala-non-tutti-i-bambini-sono-uguali/

Se l’Italia non riconosce la kafala, i bambini non sono tutti ugualiultima modifica: 2013-08-04T19:59:39+02:00da trudy53
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